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sabato 23 febbraio 2013

Una vita da precario

Ma… è mai possibile che il nostro lavoro sia diventato così precario per cui è sufficiente l'annuncio della visita di un comandante per metterci tutti in allarme? Proprio ieri, l'ammiraglio della Regione Militare a cui appartiene il Comando principale di Sigonella, ha chiamato un meeting generale per militari e civili. La notizia circolava già da qualche giorno, proprio mentre i sindacati incontravano il datore di lavoro per l'ennesima volta cercando, tra una cena e l'altra, di chiudere finalmente il nuovo contratto di lavoro. Visto che il periodo dell'anno coincide con quello dell'annuncio degli esuberi 3 anni or sono, la notizia che il comandante aveva delle comunicazioni da darci, è bastata a mettere l'intera Base in agitazione.... inclusi noi della LIBU. Inoltre, le notizie che continuano a pervenire da chi dovrebbe essere più informato di noi, i vari RSA, non sono certo confortanti anche perché, come abbiamo già avuto modo di scrivere più volte, il RIF è (almeno a Sigonella) l'argomento più gettonato per raccogliere deleghe da un sindacato che non riesce più a fare proposte, a parlare del futuro e neanche a migliorare le nostre condizioni ma che ormai prova solo a spaventare la gente. A volte, ci chiediamo, se costoro non si augurino proprio le riduzioni per arginare la loro caduta libera nel consenso tra i lavoratori! Ovviamente questa è solo una speculazione ma, come diceva Andreotti, a pensar male si fa peccato però spesso si indovina.

Comunque sia, le nostre più che fondate paure sono poi fortunatamente state smentite da un incontro in cui si intendeva ringraziare la Base per il supporto alla missione, si paventava un futuro incerto ma si assicurava che, al momento, non è in programma alcun RIF per la Base di Sigonella. È andata bene per questa volta ma… per quanto tempo ancora la nostra intera categoria sarà costretta a temere, giorno dopo giorno, il proprio posto di lavoro? Naturalmente non parliamo solo di Sigonella ma di tutte le Basi USA in Italia, poiché siamo certi che gli stessi timori serpeggino praticamente ovunque. La nostra è una paura ben fondata e rafforzata dalla situazione economica Italiana ed Americana (dove il problema del bilancio sta già portando i suoi effetti tra i lavoratori civili USA). Il problema è certo generale ma per noi é ancor peggio che per altri! Non che il nostro sia un cattivo datore di lavoro (anzi) però noi abbiamo il problema di essere figli di nessuno, di non avere molti dei diritti dei lavoratori privati e dei privilegi dei lavoratori pubblici: non godiamo della protezione dell'articolo 18 né degli ammortizzatori sociali come cassa integrazione e mobilità automatica; il datore di lavoro non è pignorabile e agli ufficiali giudiziari (come agli ispettori del lavoro) è addirittura interdetto l'ingresso nelle Basi! Noi siamo lavoratori con contratto privato, il cui datore di lavoro non è però sottomesso alla legislazione del "diritto del lavoro" Italiano ma ad accordi internazionali e bilaterali, oltre che ai rapporti diplomatici tra le due nazioni.

Per queste ragioni, ogni qualvolta il datore di lavoro mostra segni di sofferenza economica, la nostra categoria ha di che spaventarsi, poiché la sensazione è che lo stesso datore di lavoro sia poi l'unico arbitro in grado di determinare i nostri destini lavorativi. E ancora per queste ragioni, noi della LIBU riteniamo fondamentale il riconoscimento del ruolo della categoria all'interno della difesa nazionale: non per motivi velleitari quali la pretesa di maggiori benefici o privilegi, ma per la salvaguardia del nostro posto di lavoro attraverso la NORMALIZZAZIONE della nostra posizione. Noi tutti, in tutte le Basi USA in Italia, siamo impiegati in entità che tengono assieme diverse figure lavorative tra loro molto diverse: oltre ai contrattori il cui datore di lavoro differisce dal nostro, ci sono i militari USA, i civili USA e infine (ma davvero alla fine) noi lavoratori Italiani. Categorie diverse, inquadrate diversamente ma che spesso condividono gli stessi spazi, le stesse mansioni e la stessa supervisione. Ma se dietro i nostri colleghi Americani, siano essi civili o militari, c'è il governo del loro Paese che li tutela e li rappresenta, chi c'è dietro le nostre spalle? Chi rappresenta e protegge i nostri diritti se neanche un giudice del lavoro è in grado di emettere sentenze che vengano poi rispettate? In caso di RIF, chi verifica l'effettiva diminuzione della forza lavoro REALE, quando solo i numeri degli Italiani sono certi e resi pubblici? Qui basta cambiare una virgola nei nostri mansionari per proteggerli o inabissarli in caso di riduzioni; per far occupare le posizioni dei lavoratori Italiani a civili, militari o contrattori USA. Chi ha l'autorità di chiedere conto e soddisfazione delle azioni dei Comandi? Per quel che ne sappiamo, in Spagna, a suo tempo la riduzione è stata effettuata in modo MOLTO diverso, poiché il datore di lavoro ha dovuto spiegare direttamente al Governo Spagnolo su come e dove tagliare le posizioni di Rota. Forse ai nostri colleghi Spagnoli, benché la loro nazione sia nella stessa crisi economica della nostra, sembrerebbe strano questo articolo, lontano anni luce da chi, come noi, è costretto a vivere una vita da precario.

LIBU LIBERI!
PS A breve le 400 firme raccolte saranno inviate a chi di dovere... 

domenica 3 febbraio 2013

Chi semina raccoglie.

Amici,
Venerdì 8 febbraio chiuderemo la nostra petizione: una coraggiosa raccolta firme per riportare al lavoratore il controllo delle quote versate al sindacato e per l'istituzione della RSU, la rappresentanza sindacale democraticamente eletta a suffragio universale da TUTTI i lavoratori. Chiunque non abbia ancora firmato ma intendesse farlo, ha ancora qualche giorno per decidere se essere protagonista o mero spettatore nella scelta della propria rappresentanza. Seppelliamoli di firme! 
Per tutti coloro che si illudono di non essere toccati da queste scelte, oltre allo scandalo del Q.A.C., ricordiamo che il sindacato è (tra l'altro) anche chiamato a discutere il rinnovo del Contratto di Lavoro (COE o CCNL) e l'indagine salariale, i cui risultati ricadono poi su TUTTI, iscritti e non iscritti. È nostro sacrosanto diritto scegliere chi mandare a rappresentare i nostri interessi, così come ormai succede per la maggior parte delle altre categorie di lavoratori Italiani. Se volete anche Voi la RSU, avete ancore qualche giorno per unirVi a noi in questa battaglia.
Ritornando alla petizione, finora abbiamo raggiunto la considerevole cifra di 400 firme tra  chi ha scelto di farlo online (circa 270) e coloro che hanno preferito farlo su carta. Benché avessimo sperato di raggiungere un numero di firme superiore, 400 è già una cifra sufficiente per far accendere i fari su delle richieste ritenute importanti da molti lavoratori. Il nostro errore è stato ritenere che non solo a Sigonella ma in tutte le Basi USA in Italia, il lavoratore avrebbe reagito attivamente ad una legittima richiesta di maggiore trasparenza e democrazia. Invece, a parte la grande adesione a Sigonella (appunto) e la cinquantina di firme Napoletane, l'adesione nelle altre Basi si può contare sulla punta delle dita; peccato! La LIBU non è un'organizzazione nata per operare in una sola Base ma per unire una categoria che negli anni è stata colpevolmente divisa e, dunque, resa più debole, come i tragici tagli di Livorno dimostrano ad ognuno di noi. Comprendiamo che tra i colleghi di Vicenza, Livorno, Aviano e Napoli vi possa essere ancora della diffidenza nei nostri confronti, ma speriamo che presto tutti possano conoscerci e darci forza nelle nostre iniziative.
Per quanto riguarda Sigonella, i lavoratori hanno già scelto: secondo i nostri calcoli, le cancellazioni di massa di fine anno hanno ridotto ormai i sindacati del "duopolio" Basi USA a rappresentare meno della metà dei lavoratori attivi (lo diciamo senza timore di smentita); è la prima volta che succede in tantissimi anni. Ovviamente non possiamo dirci contenti di una tale situazione, un sindacato "debole" va al solo vantaggio del datore di lavoro. Però, e qui sta il punto, in coscienza riteniamo che questo sindacato non sia debole perché ha perso iscritti ma, al contrario, abbia perso iscritti proprio perché debole, proprio perché non in grado di rappresentare adeguatamente i lavoratori sia nelle grandi che nelle piccole questioni che animano la vita lavorativa di Sigonella. Questo sindacato debole ha (finalmente) stancato la gente… e lo spauracchio dei licenziamenti non è sufficiente ad arginare la fuga del consenso. Premettiamo che non abbiamo dati provenienti dalle altre Basi USA in Italia ma, a giudicare dalle testimonianze che in privato ci inviano molti lavoratori di Livorno, Napoli e Vicenza, abbiamo ragioni per ritenere che lo stesso processo avverrà presto dappertutto (o quasi). È solo questione di tempo.
Se solo ci ascoltassero, a questo "duopolio" sindacale chiederemmo di cambiare, di scuotersi: fate assemblee (parlate alla gente ma soprattutto ascoltate la gente), favorite l'apertura delle porte a tutte le sigle sindacali (poiché nella pluralità alberga l'onestà e la forza) e fate eleggere democraticamente i Vostri rappresentanti (date al lavoratori la rappresentanza RSU). 
Se solo ci ascoltassero…

Saverio Bruno