Nuovo sito, stesso impegno!

Seguici sulla nostra nuova pagina informativa Facebook CGIL: Coord Filcams Basi USA e NATO per il Personale Italiano.
Che aspetti? Siamo sempre noi, ancora più forti e ad un solo click di distanza!

lunedì 29 aprile 2013

La Categoria Oscura

Dedichiamo questo articolo a tutti coloro che credono (o fanno finta di credere) che la legge 98, nata per tutelare la nostra categoria (svantaggiata), sia una sorta di "privilegio" che sarebbe meglio lasciare nell'ombra, per evitare che qualcuno ce la porti via.
L'Istituto Affari Internazionali (http://www.iai.it) è un ente morale patrocinato dalla Presidenza della Repubblica Italiana, che svolge compiti di ricerca ed analisi per conto delle istituzioni che ne fanno richiesta. Il documento che oggi alleghiamo, titolato "le Basi Americane in Italia - problemi aperti", è stato commissionato dal Senato della Repubblica, redatto nel 2007 e pubblicato in Internet dallo stesso istituto all'indirizzo "http://www.iai.it/pdf/Oss_Transatlantico/70.pdf". Tutto questo a beneficio di chiunque volesse consultarlo. Lo scopo principale di questa relazione sarebbe quello di approfondire argomenti non pertinenti alla LIBU ma, proprio in virtù di questo approfondimento, essa contiene anche molti passi che riguardano le funzioni della nostra categoria ed il quadro in cui essa è chiamata ad operare. Per questo motivo, abbiamo deciso di aprire il documento dell'Istituto (ripetiamo che esso è di pubblica fruizione), evidenziare in giallo le parti che potrebbero riguardarci, ed allegarlo al presente articolo. Cliccate qui per leggere la versione con le nostre evidenziazioni.

In breve, ecco riassunto il senso delle frasi evidenziate nel documento allegato:

1. Benché non sia chiaro se le Basi (e dunque i suoi dipendenti) debbano essere considerate NATO o esclusivamente Americane (esistono a tal proposito opinoni divergenti), la loro funzione rimane comunque regolata dai trattati NATO, per la reciproca collaborazione e difesa del territorio;
2. Le funzioni delle Basi propriamente Americane (dove lavora la nostra categoria) sono assimilabili a quelle di altre Basi militari, esclusivamente Italiane (il cui personale è dipendente della Difesa Italiana), che vengono messe a disposizione per espletare azioni comuni a tutela del territorio;
3. Le funzioni delle Basi Americane in Italia sono dunque a supporto degli articoli 11 e 52 della nostra Costituzione: a difesa della Repubblica Italiana;
4. Si sottolinea come territorio ed immobili delle Basi Americane restino comunque Italiani;
5. In conclusione, si sollecita un intervento che dia maggiore chiarezza su come inquadrare giurisdizionalmente le Basi USA in Italia e su come disciplinare i rapporti di lavoro per il personale (definito "manodopera locale") che vi opera.

Eccoci qua: in questo documento presentato al Senato della Repubblica Italiana, viene sancito, nero su bianco, la nostra funzione a tutela della difesa del territorio nazionale (assimiliabile ai dipendenti di altre Basi Italiane, come quella di Taranto) e l'inconsistenza della nostra posizione lavorativa, che non si capisce a chi faccia capo e se essa sia privata, straniera, NATO o Governativa.
All'interno di questo quadro, risulta dunque chiaro come la legge 98 non sia affatto un "regalo" che qualche politico "benevolo" ha deciso di fare alla nostra categoria, ma semplicemente un tentativo per riequilibrare una situazione complessa, un contentino per una categoria che meriterebbe una precisa collocazione, proprio perché la difesa di una nazione non è e non può essere delegata ad enti privati. Non c'è proprio nulla da nascondere ma, al contrario, da portare in evidenza per sollecitare la giusta collocazione dei lavoratori di tutte le Basi USA in Italia. 

La LIBU si augura che il nuovo Governo possa presto sbloccare questa legge per i nostri colleghi di Livorno, una legge di anno in anno più debole perché, se da un lato non limita più l'accesso ai soli dipendenti anziani, dall'altro è ormai subordinata ad un finanziamento che, di volta in volta, deve essere erogato. Risolto il problema dei nostri 41 colleghi e sperando che nel frattempo non se ne aggiunga nessun altro, la LIBU ribadisce la sua linea, tesa al riconoscimento del ruolo della categoria: lavoratori che supportano attivamente la difesa nazionale e che, dunque, oltre agli oneri dovrebbero condividerne gli onori. Non più categoria oscura figlia di nessuno, ma lavoratori patrocinati dal nostro Governo, così come già accade nelle altre istallazioni USA in Europa. 

giovedì 18 aprile 2013

Stato di agitazione a Napoli

Amici,
qualche giorno fa, alcuni simpatizzanti LIBU da Napoli, ci hanno fatto pervenire un comunicato che annunciava lo stato di agitazione, a firma congiunta FISASCAT e UIL-TuCS. Non godendo (per adesso) a Napoli della stessa presenza capillare di Sigonella, abbiamo ritenuto opportuno attendere qualche giorno, prima di scrivere un articolo in merito.
Ci giunge adesso notizia che l'ipotizzato sciopero è stato rimandato, a seguito dell'ultima assemblea generale tenutasi con tutti i lavoratori. Il comunicato riporta tra l'altro quanto segue (inclusi errori ortografici):
ABBIAMO DA CIRCA UN MESE FORMALMENTE INVITATO IL COMANDANTE DELLA BASE AD INCONTRARCI PER DISCUTERE SU MATERIE DI SUA PERTINENZA. TALE INCONTRO C'E' STATO NEGATO!!

DI CONSEGUENZA SIAMO STATI COSTRETTI A DICHIARARE UNO STATO DI AGITAZIONE CONTENENTE UN PREAVVISO DI SCIOPERO RECLAMANDO I NOSTRI DIRITTI IN MATERIA DI CORRETTE RELAZIONI SINDACALI E RICHIEDENDO COME PREVISTO DAL CONTRATTO, CHE ENTRO 7 GIORNI DALLA DICHIARAZIONE SI CONVOCASSE LA COMMISSIONE VERTENZE, COMPOSTA DA DUE MEMBRI DI PARTE DATORIALE E DAI PORTAVOCI DELLE OO.SS. PREPOSTA A DISCUTERE DEGLI ARGOMENTI CONTENUTI NELLA NOSTRA RICHIESTA.  

PARADOSSALMENTE ANCHE QUEST'ALTRA LEGGITTIMA RICHIESTA C'E' STATA NEGATA !!
Non intendiamo entrare qui nel merito del comunicato, il quale denuncia problematiche più che condivisibili (assunzione RSPP, revisione mansionari, ridimensionamento degli appalti esterni ecc.), ma sottolineare come, ancora una volta, la nostra categoria si dimostra orfana di validi riferimenti legali ed amministrativi e di chiari interlocutori aziendali ed istituzionali. In un pot-pourri che vede l'ambasciata come referente legale, la JCPC come referente contrattuale, le varie Regioni militari come referenti per il personale, i Comandanti delle istallazioni come referenti "aziendali", i vari Comandi come referenti mansionari ed il Dipartimento della Difesa USA come referente delle "strategie aziendali", identificare chi, cosa e come intrattenere rapporti sindacali, diventa quanto mai complesso. Ci scusiamo per la genericità di queste definizioni, ma è davvero difficile poter essere più precisi.
Noi LIBU riteniamo che azioni del genere, pur riguardando una sola istallazione(?) dovrebbero comunque essere condivise tra tutta la categoria, perché (lo ripeteremo all'infinito) il problema di un lavoratore è il problema di tutti... e dividerci non può che indebolirci. Inoltre, ribadiamo che l'interlocutore di un Governo, non può che essere un altro Governo: cosa che hanno già capito nel resto d'Europa, dove i dipendenti delle Basi USA sono patrocinati e rappresentati dal loro proprio Governo.

Comunque... invitiamo i colleghi di Napoli a fornire ulteriori informazioni ed esprimere le loro opinioni scrivendo  sul blog o, anche privatamente, su libuliberi@gmail.com.

LIBU LIBERI

lunedì 15 aprile 2013

Terribile a Boston!

La LIBU, associazione dei Lavoratori Italiani Basi USA, si sente vicina alla città di Boston, ai colleghi Statunitensi ed a tutto il Popolo USA, per il vergognoso attentato avvenuto durante la maratona di Boston.

giovedì 11 aprile 2013

Comunicazione di servizio #4

Amici,
onde evitare equivoci, malintesi e sorprese, ricordiamo (ancora una volta) che in questo blog non verranno pubblicate le seguenti 4 tipologie di commenti:
1. Diffamazioni, calunnie e fango di ogni genere;
2. Fatti palesemente falsi, mistificati e tendenziosi;
3. Polemiche artificiose, ripetute, provocatorie e sprezzanti;
4. Volgarità, scurrilità ed esplicite offese personali.
Per ulteriori informazioni e specifici dettagli, scriveteci pure su libuliberi@gmail.com.

LIBU LIBERI

lunedì 8 aprile 2013

Associazione LIBU

Cari amici,
Con immenso orgoglio possiamo annunciarVi che, oggi, lunedì 8 aprile 2013, è stata registrata l'associazione senza scopo di lucro (onlus), che di fatto già esisteva ed operava da poco meno di un anno. Parliamo ovviamente dell'associazione dei Lavoratori Italiani Basi USA, meglio conosciuta come LIBU (cliccate qui per leggerne lo Statuto). 
Sedici sono i Soci Fondatori (SF) che hanno dato vita all'associazione e che, dopo aver scelto il primo assetto societario, a breve si riuniranno di nuovo per decidere come e quando aprire la campagna adesioni ad ogni lavoratore Italiano delle basi USA in Italia.
Qualcosa però possiamo già dirlo in quanto stabilito, nero su bianco, nello Statuto dell'associazione: le adesioni saranno GRATUITE, se non per il pagamento simbolico di 1 euro versato una tantum, a coprire spese amministrative e tesseramento. 
Teniamo a sottolineare che l'iscrizione all'associazione sarà assolutamente compatibile con la delega Sindacale: la LIBU non si oppone ai sindacati in quanto tali, ma si propone (compatibilmente col CCNL) di sovrapporsi ad essi, per creare una rete di controllo e di relazione con gli stessi e col datore di lavoro, attraverso la CONSULENZA, il SUPPORTO e l'INFORMAZIONE della categoria. 
Nonostante si disapprovi la scelta di alcuni lavoratori che, pur non sentendosi rappresentati, decidono di rinnovare comunque la propria fiducia ai sindacati delle basi USA (poiché questo equivale ad avallare le loro politiche), comprendiamo e rispettiamo questa scelta. La scelta di chi, in un modo o in un altro, sente l'esigenza di appartenere ad una sigla: 
LA LIBU C'È E CI SARÀ ANCHE PER LORO! 
In altre parole: l'iscrizione all'associazione LIBU sarà aperta ed accessibile a tutti i lavoratori delle Basi USA, indipendentemente se iscritti o meno ai sindacati.

Vogliamo sperare che la presente risponda a molti degli interrogativi dei lavoratori e delle illazioni di chi ci teme, di chi teme il cambiamento e l'emancipazione rappresentativa della nostra categoria. La LIBU intende creare una rete paritetica tra lavoratori di tutte le Basi, che sia in grado di portare avanti iniziative ed istanze per il benessere comune. Tutti i lavoratori sono dunque invitati a parteciparVi attivamente con proposte, progetti ed idee.
la LIBU non è un "blog virtuale", dietro ognuna delle nostre parole ci sono persone REALI, lavoratori Vostri colleghi che hanno deciso di mettersi in gioco attraverso iniziative REALI che coinvolgono enti ed autorità REALI. La petizione (già spedita a mezzo raccomandata a chi di dovere) ne è prova tangibile. 
Abbiamo molto molto lavoro da fare: facciamolo insieme: non c'è bisogno di aspettare la nostra campagna adesioni, iniziate subito a scriveteci su libuliberi@gmail.com
Vi aspettiamo!

giovedì 4 aprile 2013

Eppur si muove

Dopo la lettera della UIL-TuCS, che abbiamo già pubblicato, in questi giorni arriva anche la risposta FISASCAT. Questa nuova lettera, genericamente intestata FISASCAT, è stata inviata a tutti gli iscritti di Sigonella, ancora una volta usando l'email ufficiale, il quale si conferma strumento interdetto ai soli aderenti alla LIBU. Dobbiamo dire che, questa lettera, se pur densa di pesanti offese verso chi ha organizzato e firmato la petizione, ha quantomeno il merito di aver risposto alle questioni da noi proposte: una sostanziale differenza rispetto alla "fantasiosa" lettera UIL-TuCS, la quale non rispondeva affatto alla nostra petizione ma a quanto riportato in un articolo di giornale, su un incontro tenutosi tra CGIL e LIBU con i funzionari prefettizi. Come al solito, l'accuratezza di contenuti e linguaggio, non sono il forte di questa dirigenza sindacale.

Comunque, vista l'attinenza di questa nuova lettera rispetto ai punti sollevati nella nostra petizione, riteniamo doveroso replicare. Nota bene: la lettera FISASCAT non è stata inviata direttamente a noi ma inoltrata dai numerosi simpatizzanti LIBU in Base. Per questo motivo, anche noi non risponderemo direttamente alla FISASCAT, ma pubblicheremo qui, sul nostro blog, la nostra risposta. Quando la FISASCAT scriverà direttamente alla LIBU, avremo il piacere di rispondere ed aprire un eventuale confronto pubblico. 

1. La FISASCAT denuncia la non esattezza dei numeri della petizione. Ci chiediamo come avrà fatto la FISASCAT a fare le sue "indagini" approfondite, visto che (lo sappiamo per certo), Il "plico" è stato consegnato solo il 27 marzo? I giorni utili, considerato che la lettera di risposta è stata spedita giorno 2 aprile, sarebbero stati solo 2 (in quanto in mezzo c'è il weekend Pasquale). Forse lo sapevano fin dall'inizio? Avevamo già denunciato la possibilità che qualcuno avesse voluto sabotare la petizione, aggiungendo qualche firma "fasulla" e difficilmente verificabile! Ma, il sospetto che a prendersi gioco delle libere, legittime e democratiche richieste dei lavoratori, possa essere stata addirittura un'organizzazione sindacale, è semplicemente ABERRANTE. È questa la considerazione che avrebbero di tutti noi che abbiamo firmato (sul serio)? Prendendo in giro i lavoratori che raccolgono delle firme? Cos'è questo, scherno o timore? E timore di cosa? Di perdere qualcosa che erroneamente ritengono di loro esclusiva competenza e "proprietà"? Si rassegnino: i lavoratori NON appartengono al Sindacato, è il Sindacato ad appartenere ai lavoratori! In ogni caso, visto che lorsignori considerano questa raccolta firme inattendibile, li sfidiamo ad indire un referendum ufficiale, così come da noi richiesto, un referendum già previsto all'articolo 7 del nostro CCNL. Immaginiamo che la FISASCAT non debba e non possa avere nulla in contrario. Vedremo.
2. Il fatto che per esserci la RSU vi debba essere a monte una grande unione ed armonia sindacale, semplicemente non corrisponde al vero. Inoltre, come riporta la stessa lettera FISASCAT, la RSU non è (ancora) prevista nel nostro CCNL e, dunque (aggiungiamo noi), ogni considerazione sul numero degli eletti è fuorviante e speculativa, poiché esso deve ancora essere stabilito. In ogni caso, crediamo si debba puntare alla qualità più che alla quantità: avere meno rappresentanti che lavorano meglio (perché scelti direttamente dai lavoratori) e per più ore (perché il monte ore totale sarebbe comunque invariato), é a nostro avviso preferibile a 40 o 50 RSA nominati dalle Segreterie (oppure eletti dai soli iscritti, per gentile concessione del "principe") che abbiano pochissime ore a disposizione, usate per lo più in riunioni di direttivo o per "altra roba" che preferiamo non commentare. Quante sono le persone che fanno sindacato effettivo (buono o cattivo che sia) nelle Basi? Pochissime, negarlo sarebbe come nascondere il Sole con un dito. Infine, l'attivismo sindacale e la RSU non sono sinonimi: si può benissimo non essere eletti RSU ma continuare ad essere attivi e fungere come punto di contatto con le Segreterie sindacali e le RSU di pertinenza. Non è ancora chiaro? Facciamo un esempio, consideriamo una carica notoriamente elettiva: quella dei politici. Essi, quando pur non eletti, non smettono comunque di fare politica. Esempi ce ne sarebbero a bizzeffe: da Pannella a D'Alema, da Pisanu ad Amato, per non parlare dello stesso Grillo. Un altro esempio (decisamente più modesto) è quello nostro della LIBU, dove riusciamo a portare avanti le nostre azioni pur non godendo di alcuna ora sindacale: basta farlo fuori dall'orario e dal posto di lavoro. Forse… però… è proprio questa la nota dolente di chi non vuole la RSU per noi lavoratori delle Basi USA: la paura di non essere scelto e dover rinunciare al privilegio di "assentarsi" per motivi sindacali. Un motivo in più per volere la RSU e volerla quanto prima.
3. Per quanto riguarda l'articolo 8, è vero, come si cita nella lettera, che molti contratti prevedono l'iscrizione per l'intero anno solare ma, aggiungiamo noi, altri contratti prevedono invece la cancellazione dal mese successivo alla revoca. Come mai? Come fanno? E perché proprio noi non possiamo avere un contratto della seconda tipologia? A dire il vero, un'idea dei veri motivi l'abbiamo… e l'abbiamo ampiamente esposta in altri articoli di questo blog.
4. Per quanto riguarda il Q.A.C., di nuovo, si tende ad evidenziare un aspetto, dimenticandone tutti gli altri. Noi NON lavoriamo in un ambiente dove poter scegliere liberamente la sigla sindacale alla quale affiliarci e neppure possiamo scegliere i nostri rappresentanti (vedi punto 2). La delega è l'ultimo ed unico strumento che ancora lega i sindacati ai lavoratori. Spezzare questo legame, obbligando i non iscritti a versare comunque metà della quota sindacale, provocherebbe una sorta di "dittatura sindacale" nella quale le organizzazioni non avrebbero più alcun interesse a raccogliere deleghe (dunque consenso) da parte dei lavoratori... perché i soldi entrerebbero lo stesso. Una cosa del genere danneggerebbe tutti, iscritti e non, anche coloro che lamentano il fatto di essere gli unici a mantenere i sindacati in quanto iscritti! Proprio in questi giorni, in Italia si discute di abolire il rimborso elettorale elargito forfettariamente ai partiti mentre da noi, invece, si vorrebbe introdurre uno strumento (in linea di principio) simile!! La lettera della FISASCAT elenca tutta una serie di benefici di cui godrebbero i lavoratori (iscritti e non), pagati solo dagli iscritti. E a quanto ammontano, in soldoni, questi servizi? Vi siete mai fatti 2 conti? Vediamo... diciamo pure che lo 0.5% della paga base corrisponda, in media, a 5 euro per lavoratore (forse anche di più). I lavoratori Italiani delle basi USA in Italia non iscritti a nessun sindacato, saranno (almeno) 2000. 5 euro a lavoratore fanno allora 10.000 (diecimila) euro al mese, 140.000 (cento quarantamila) euro l'anno, considerata anche tredicesima e quattordicesima. Si, avete capito bene: CENTO QUARANTAMILA... e forse sbagliamo per difetto. Stiamo soltanto considerando i non iscritti, perché invece gli iscritti, da soli, con la loro contribuzione volontaria (almeno fino alla revoca, vedi punto 3), danno più del doppio. Ma scherziamo? Dovremmo davvero "donare" un forfait di cento quarantamila euro l'anno ai sindacati (prelevati direttamente dalle nostre buste paga) perché facciano, tra l'altro, cose del tipo "le riunioni per l'anticipo liquidazione"? E come ci vanno all'ufficio del personale, in elicottero???? Siamo seri! Si porti prima la PIENA libertà di scelta sindacale e la LIBERA elezione della RSU (cosí come avviene nel tanto menzionato Contratto del Commercio) e poi, SOLTANTO POI, si potrà iniziare ad ipotizzare e discutere su un modo, una certa forma di contribuzione da parte di tutti i lavoratori (non certo il Q.A.C.)! Infine, ricordiamo che rappresentare i lavoratori è un onore e un privilegio, prima che un sacrificio: se questi signori pretendono cifre così alte per compiere il loro mandato, forse è giunta l'ora che lascino il posto ad altri.

Siamo infine stanchi, ma stanchi stanchi, di sentire e di leggere che "qualcuno" del nostro gruppo era a conoscenza del Q.A.C. fin dal 2009. È falso! Se ne era sentito parlare come fosse leggenda, ma si era visto, nero su bianco, solo l'anno scorso. Se qualcuno vuole muovere accuse precise, lo faccia portando NOMI E COGNOMI, insieme alla documentazione che prova una simile sciocchezza. Altrimenti, ricordiamo che questo tipo di false accuse in Italia si chiamano DIFFAMAZIONI e sono perseguibili dalla legge. Gli spalatori di fango sono avvertiti: facciano nomi e presentino prove... altrimenti tacciano.

Quel "manipolo di bugiardi e arraffoni" della LIBU, ribadiscono con la presente le proprie richieste di indire assemblee (diritto dei lavoratori), e referendum (strumento di partecipazione democratica), per verificare la volontà dei lavoratori tutti, rispetto alla petizione ed a qualsiasi altra istanza che sindacati e lavoratori intendano presentare alla categoria. 
Tutto il resto è chiacchiera. 

LIBU LIBERI!

martedì 2 aprile 2013

Reazioni Scomposte

Cercavamo confronto e dialogo… soprattutto per i 400 lavoratori che hanno firmato la nostra petizione, soprattutto per i 41 colleghi licenziati di Livorno, soprattutto per una categoria che cerca certezze sul proprio futuro. Lo cercavamo… ma questa lettera (clicca per visualizzare) è tutto quello che, finora, abbiamo ottenuto. La lettera che "linkiamo" al presente articolo, era destinata agli iscritti UIL-TuCS di Sigonella, ma noi crediamo che TUTTI debbano poterla leggere, per meglio capire con chi abbiamo a che fare e perché la nostra categoria meriti ben altro!
La lettera, scritta dal Segretario Generale della UIL-TuCS di Catania, non è stata certo inviata a noi: un così alto dirigente non può certo disturbarsi a scrivere a dei lavoratori qualunque, a chi ha raccolto 400 firme nel modo più pacifico e democratico possibile! No di certo! La lettera è  invece indirizzata al Prefetto di Catania, a seguito dell'incontro tenutosi la scorsa settimana, e, per conoscenza, ad una serie di dirigenti sindacali tra cui quelli della CGIL Catanese e agli iscritti UIL-TuCS di Sigonella (ma anche ad altri lavoratori, simpatizzanti LIBU). La lettera si riferisce all'articolo apparso su La Sicilia qualche giorno fa, poiché la UIL-TuCS non era presente al citato incontro. Da notare il fatto che che la lettera è stata inoltrata a molti iscritti e colleghi, tramite le email ufficiali al posto di lavoro che, a quanto pare, non possono usarsi solo quando il mittente fa parte della LIBU. Ne prendiamo doverosamente atto.  

Noi della LIBU, siamo convinti che questa lettera si commenti da sola, né abbiamo alcuna intenzione di alimentare polemiche sterili: dobbiamo restare concentrati sui nostri obiettivi. Però, in ogni caso, riteniamo che un paio di note in proposito siano più che doverose:
1. Siamo lieti di apprendere che la UIL-TuCS di Sigonella NON sia affatto contraria all'istituzione della RSU: bene!!! Questo è un primo passo per ottenere maggiore democrazia nella rappresentanza sindacale delle Basi USA in Italia. Ne siamo davvero lieti! Peccato però che, la "democrazia partecipativa" menzionata nella lettera non trova, almeno a Sigonella, alcuno sbocco diretto da oltre un anno… visto che da OLTRE UN ANNO non  vengono indette assemblee sindacali per i lavoratori; luogo PER ECCELLENZA in cui poter per l'appunto "partecipare". Meno male allora che ci siamo noi: nella lettera che accompagna la presentazione della petizione, chiediamo assemblee e referendum. Vista l'apertura della dirigenza UILTuCS in tal senso, siamo sicuri (si fa per dire) che accetteranno con entusiasmo di raccogliere le opinioni e le scelte di noi semplici lavoratori. Perché, se così non fosse, allora, forse, sarebbe anche ammissibile poter dubitare di quanto scritto dal Segretario Catanese della UIL-TuCS.
2. La lettera in oggetto recita quanto segue: "[…] una delega sindacale valida fino alla sua revoca […] creerebbe una condizione di perenne competizione che distrarrebbe dai compiti di tutela […] dei lavoratori". Siamo di fronte ad una confessione in piena regola: la Segreteria Catanese della UIL-TuCS candidamente ammette che, durante le fasi della raccolta deleghe, le RSA non riescono a tutelare i diritti dei lavoratori!! Se lo ricordino bene i lavoratori a fine anno, quando a partire da novembre questi signori girano con promesse di miglioramento e minacce di licenziamento: in quel momento, loro usano le ore che il contratto concede per la tutela dei nostri diritti, per fare invece altre cose. Un'ulteriore ragione per volere la soppressione del comma 4 dell'articolo 8 del CCNL, così come richiesto dai 400 lavoratori firmatari della petizione.
3. Sul Q.A.C. abbiamo già scritto e detto tantissimo: non si possono mescolare categorie diverse con diritti e doveri diversi e chiederci di pagare comunque per un sindacato dal quale non ci sentiamo rappresentati! Probabilmente chi ha scritto la lettera non ha mai letto i punti sui quali basiamo le nostre richieste… peccato, non potrebbe che apprenderne nuove nozioni. Ma poi, chi sarebbe questo fantomatico individuo della LIBU che approvò questa norma nel 2009? Ovviamente, a questa domanda non può esserci alcuna risposta e, in ogni caso, questa non potrebbe in alcun modo cambiare il fatto che, oggi, 400 lavoratori si sono espressi in un certo modo e MERITANO considerazione!!!

Vorremmo a questo punto far notare un aspetto interessante della parte finale della lettera: la UIL-TuCS di Catania non afferma NULLA (non potrebbe in alcun modo permettersi di farlo) ma chiede alla CGIL di verificare "se". Questo è un sotterfugio per potersi permettere di scrivere qualsiasi cosa, senza prendersi la responsabilità delle proprie parole. Si mette il tarlo nell'orecchio del lettore senza aver in realtà affermato nulla, solo "chiesto". Bravi!  Adesso siamo noi della LIBU a dover confessare che, in quanto a trucchetti e sotterfugi, rispetto a questa gente siamo solo dei piccoli dilettanti: loro sono molto ma molto più bravi di noi.

Infine, chi oggi Vi scrive vuole con piacere confermare ogni parola rilasciata durante l'intervista per La Sicilia: con il termine "inefficienza" non si offende niente e nessuno ma si denuncia una limitata libertà di scelta sindacale (sia per quanto riguarda la sigle che per quanto riguarda il rappresentante) che non può che riflettersi negativamente nell'azione sindacale stessa. Questo lo capirebbe anche un bambino.
firmato"tale Bruno Saverio"