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giovedì 27 febbraio 2014

Lettera al Presidente Napolitano!

Quando iniziammo la nostra avventura con la LIBU, un paio di anni fa, ci ripromettemmo di non fermarci davanti a nessun ostacolo e di portare le nostre istanze, le nostre ragioni, sempre più avanti, fino a coinvolgere le più alte autorità. Alcuni forse ricorderanno anche quello che promise Saro Pellegrino: faremo arrivare la voce della nostra categoria sempre più in alto, fino allo stesso Presidente, se fosse necessario! Allora molti interpretarono questo impegno come una sorta di battuta: i nostri detrattori scommettevano su una nostra rapida scomparsa mentre i nostri amici (alcuni di loro), non riuscivano a sperare che si potesse davvero tenere questa linea. E invece, giorno dopo giorno, passo dopo passo, siamo riusciti a mantenere l'impegno di denunciare i problemi e proporre iniziative, coinvolgendo Sindacati, datore di lavoro ed istituzioni. Non ci siamo mai fermati, ed incuranti delle ire scomposte che spesso abbiamo provocato tra i "capetti tribali" che ci eravamo lasciati alle spalle, abbiamo sempre mirato in alto, fino ad arrivare ai vertici politici e Sindacali del nostro Paese.
Ieri, in occasione della visita del Presidente Napolitano a Catania, la LIBU, attraverso la Segreteria Provinciale della CGIL, ha consegnato una lettera al Capo dello Stato, in cui si denuncia la violazione del dettato Costituzionale, per la mancata libertà di scegliere a quale sindacato associarsi. La notizia è stata anche divulgata dal giornale radio.
Ecco la lettera, firmata da Rosario Pellegrino, a nome di tutta la LIBU:
Illustrissimo signor Presidente,
Noi siamo i lavoratori dell'associazione "Lavoratori Italiani Basi USA" (LIBU) che oggi Le scrivono per denunciare un vulnus a cui è assoggettata la nostra intera categoria, numericamente piccola, ma con delle problematiche ampie e complesse, tanto da avere un Contratto Nazionale (CCNL) specifico ed "unico" nel suo genere. La nostra categoria raccoglie quasi tutte le tipologie di lavoro dipendente: tra noi ci sono contabili, pompieri, meccanici, musicisti, chimici, autisti, informatici, camerieri, commessi, ingegneri, animatori, avvocati, insegnanti, idraulici e tanto altro ancora. Siamo una classe speciale con diritti e doveri speciali, diversi da chiunque altro in Italia. Una fascia di lavoratori senza una chiara paternità: sospesa tra la funzione pubblica espletata nella difesa nazionale in una forza alleata, ed un contratto dai termini privati.
Noi siamo forse gli unici lavoratori in Italia a non avere il diritto di poter scegliere a quale sigla sindacale aderire, poiché il nostro Contratto Nazionale all'articolo 2 comma 1 recita: "I Comandi intrattengono rapporti sindacali con FISASCAT-CISL e UILTUCS-UIL". Una situazione anomala che, a nostro parere, viola i diritti Costituzionali di associazione sindacale e pone noi, lavoratori Italiani con contratto Italiano, ad essere una sorta di "emigrati in patria", Italiani in un'Italia che non riconosce i diritti per noi sanciti dai nostri padri costituenti. Pur non comprendendo la ragione di un tale divieto, forse questa è da ricercare in situazioni e scenari ormai lontani dai tempi odierni. Infatti, dentro le Basi viviamo la  beffa di lavoratori a contratto (i quali ricoprono a volte anche incarichi delicati) che possono liberamente aderire alla CGIL (come ad altre sigle), mentre noi, lavoratori assunti direttamente dai Comandi USA (secondo i trattati bilaterali) non possiamo farci rappresentare da alcuna organizzazione sindacale al di fuori di FISASCAT CISL e UIL-TuCS UIL.
La nostra piccola e forse insignificante voce, unita però a quella della CGIL e dell'organizzazione di categoria FILCAMS, ha in questi ultimi anni cercato di scalfire questo muro di gomma, in un rimpallo di responsabilità tra i Comandi USA e le due organizzazioni sindacali ammesse a trattare con loro.

Abbiamo già portato questo problema di principio fino in Parlamento, ma oggi ci permettiamo di scrivere direttamente a Lei perché, benché la nostra istanza non sia grave come quella delle migliaia di lavoratori che, ogni giorno, continuano a perdere il proprio posto di lavoro, questo divieto umilia profondamente la nostra categoria, limitando i nostri diritti civili e costituzionali di cui proprio Lei, signor Presidente, è il primo garante.
Colleghi di Sigonella, Aviano, Napoli, Vicenza e Livorno: l'abbiamo detto e l'abbiamo fatto.
Unitevi a noi, La LIBU non si ferma!!

martedì 11 febbraio 2014

Collaborazione Offresi

Cari colleghi,
Proprio in questi giorni gira tra i lavoratori delle Basi una lettera mandata al Presidente del Consiglio Letta e al Ministro degli Esteri Bonino, da parte del coordinatore nazionale UIL-TuCS Giancarlo Guidi. Questa lettera, che molti dei nostri lettori avranno ricevuto dagli RSA UIL-TuCS, chiede sostanzialmente al Governo Italiano di attivarsi per limitare le continue "ristrutturazioni" che la nostra categoria è costretta a subire da qualche anno a questa parte. In realtà le ristrutturazioni ci sono sempre state ma, come si evince dalla lettera, l'efficacia e l'attuabilità della legge 98 per tutti gli esuberi, col passare degli anni si è drasticamente ridotta. La validità di un provvedimento che proteggeva la nostra categoria dai buchi legislativi a cui essa è assoggettata, oggi si è sfaldata a tal punto che, come spiegato nella lettera di Guidi, i nuovi fondi stanziati dalla legge di stabilità potrebbero addirittura non essere sufficienti per coprire i circa 50 esuberi di Livorno del 2012. 
Sempre nella lettera, uno dei passaggi che riteniamo più interessanti è dove il coordinatore UIL-TuCS per le basi USA in Italia descrive ai Ministri l'inquadramento e la situazione occupazionale dei nostri "colleghi" degli altri Paesi Europei: lavoratori assunti direttamente dai loro Governi, Governi coi quali i Comandi USA devono discutere e "fare i conti" prima di poter operare alcun taglio. Sulla nostra situazione anomala, invece, e sulle sue peculiarità, Guidi si rimette al giudizio di Letta e Bonino.

Cosa vi ricordano queste parole? Quali sono le posizioni della LIBU in merito alla legge 98 ed alla collocazione della nostra categoria? Siamo lieti di constatare che alcune delle nostre tesi, all'origine(?) dell'epurazione del direttivo UIL-TuCS di Saro Pellegrino, vengono sposate dal coordinamento nazionale UIL-TuCS. Ne siamo lieti ma... non eravamo pazzi, estremisti ed esaltati? Lasciamo perdere, qui in ballo non c'è la reputazione di questa o quella organizzazione ma il futuro della nostra categoria, non sigle ma persone e famiglie in carne ed ossa. Diciamolo dunque senza peli sulla lingua: noi LIBU appoggiamo questa iniziativa che reputiamo, senza alcun ombra dubbio, lodevole. Anzi, ci permettiamo di aggiungere: era ora! Proprio per questo, in barba a chi blatera giudizi contro la LIBU reputandola un'associazione anti sindacale, il Presidente dell'associazione dei Lavotratori Italiani Basi USA, Rosario Pellegrino, ha già scritto ed inviato una proposta a Giancarlo Guidi, offrendo la piena disponibilità a collaborare con varie iniziative a sostegno e supporto della lettera in oggetto e dei risultati che si prefigge di ottenere.
Certo, ce lo concederete, notiamo una e più assenze: accanto alla firma di Guidi ci saremmo aspettati quella delle Segreterie territoriali e nazionali che, in questo modo, danno invece l'impressione di aver lasciato il coordinamento da solo davanti ad ostacoli grandi come titani. Lo stesso si potrebbe dire per la FISASCAT, che ci saremmo aspettati a supporto di un'iniziativa tanto lodevole ed importante per tutti noi. Comunque sia, lo sapete bene, a noi della LIBU gli scontri coi "titani" non ci hanno mai spaventato: oggi siamo qui a sottoscrivere che stiamo col coordinatore Guidi e che potrà contare (se mai decidesse di farlo come noi ci auguriamo) sulla nostra più attiva e sincera collaborazione.

LIBU LIBERI!