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mercoledì 30 luglio 2014

Arriva la sanità integrativa

Cari amici,
in questi giorni molti di Voi hanno chiesto la nostra opionione sulla nuova convenzione per la sanità integrativa che, a leggere l'allegato alle buste paga, sembrerebbe essere sul punto di partire. La domanda più comune è se vale la pena o meno aderire all'offerta: perché no, se è gratis?
La LIBU non è mai stata contraria a questa convenzione, abbiamo solo scritto (e ribadiamo) che i fondi stanziati dal datore di lavoro appaiono come una sorta di baratto con l'aumento salariale che, infatti, non abbiamo ottenuto. Abbiamo anche scritto (e ribadiamo anche questo) che il compito di un Sindacato non è (solo) quello di trovare convenzioni e sconti: il Sindacato non è un CRAL!
Ribaditi i nostri punti, possiamo ora entrare nel merito: abbiamo letto la guida informativa della UNISALUTE (33 pagine) inviata da alcuni RSA via e-mail: un documento (apparentemente) genuino, del quale però non abbiamo trovato alcun riscontro su nessuna fonte ufficiale e che, comunque, non porta alcuna firma in calce. In altre parole: non è il contratto. 
Nella guida i servizi illustrati sono interessanti e la scelta è ampia (clicca qui per la lista delle strutture convenzionate), soprattutto se consideriamo che questi verrebbero offerti con soli 120(?) euro l'anno (interamente sborsati dal datore di lavoro). Comunque sia, ci accorgeremo solo nel tempo se la convenzione corrisponde a quanto annunciato nella guida, se i servizi funzionano adeguatamente e se non verranno chieste delle integrazioni al lavoratore.
Nel frattempo 
è gratis... o no?

giovedì 3 luglio 2014

Terza Interrogazione Parlamentare

Come annunciato nel precedente post, ecco il testo completo della bella interrogazione parlamentare a risposta scritta presentata dal l'onorevole Gianluca Rizzo, del Movimento Cinque Stelle, ai Ministri della Difesa e del Lavoro. Il testo è pubblicato nel sito della Camera dei Deputati: 
http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_17/showXhtml.Asp?idAtto=20682&stile=7&highLight=1&paroleContenute=%27INTERROGAZIONE+A+RISPOSTA+SCRITTA%27

Di seguito ne riportiamo il contenuto integrale:
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Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-05335
presentato da
RIZZO Gianluca
testo di
Martedì 1 luglio 2014, seduta n. 254
RIZZO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
i lavoratori italiani delle basi militari USA nel territorio nazionale operano per il settore difesa del Governo italiano in virtù di accordi bilaterali Italia-USA (ancora in parte secretati) chiamati SOFA Agreement (o SHELL Agreement) e sono assunti direttamente dalle Forze armate USA. A differenza di altri Paesi europei come la Spagna, Grecia e Germania, dove i lavoratori locali sono assunti dal Governo di quel Paese e prestati all'amministrazione USA, qui in Italia ogni installazione militare USA opera con una propria figura giuridica. Dunque, sarebbe più corretto affermare che questi nostri lavoratori sono dipendenti delle installazioni per cui lavorano e non delle Forze armate statunitensi in quanto tali; 
questi lavoratori che svolgono una funzione pubblica a contratto privato (con tanto di CCNL dedicato) si trovano a lavorare in un contesto che appare in contrasto con i diritti stabiliti l'articolo 18 della Statuto dei lavoratori (legge n. 300,1970). A titolo meramente esemplificativo si riportano alcune condizioni anomale: il loro datore di lavoro non è pignorabile, non godono degli sgravi sui premi produzione e non hanno la libertà di scegliere il sindacato al quale affiliarsi;
questi lavoratori (circa 5000) operano per un ente che viene rappresentato nelle tematiche contrattuali da una commissione americana denominata JCPC avente come controparte solo due sigle sindacali (leggasi l'art, 2 del testo «normative per il personale civile non statunitense delle Forze armate U.S.A. in Italia del 1o novembre 2013). 
tali problematiche erano già state evidenziate in uno studio dell'istituto degli affari internazionali (IAI) (Le Basi Americane in Italia — Problemi Aperti; n. 70, giugno 2007); nella relazione si evidenzia: «...occorrerebbe una disamina delle fattispecie disciplinate, specialmente in relazione al reparto della giurisdizione penale sulle forze armate dei Paesi NATO presenti in Italia, alla esenzione dalla giurisdizione civile e alla disciplina dei rapporti di lavoro instaurati con la manodopera locale..»; 
si evidenzia come venga secondo l'interrogante sostanzialmente meno la libertà di associazione sindacale dei lavoratori e la mancata applicazione della legge n. 98 del 1971 in materia di «tutela del personale dipendente da organismi militari operanti sul territorio nazionale nell'ambito della comunità atlantica». Una norma, quest'ultima, che garantirebbe la ricollocazione in servizio in amministrazioni pubbliche italiane, in caso di ristrutturazioni degli organismi militari –: 
se il Governo non intenda rivedere gli accordi bilaterali e riconoscere la funzione di difesa nazionale (quindi pubblica) svolta dai (quasi) 5000 lavoratori italiani delle basi USA; 
quali iniziative siano state assunte dal Governo italiano nei confronti delle autorità militari delle basi Usa in Italia affinché siano rispettati i diritti sindacali dei lavoratori italiani lì impiegati e solennemente sanciti dalla Costituzione italiana e dalla legge n. 300 del 1970 (statuto dei lavoratori). (4-05335)

mercoledì 2 luglio 2014

Non c'è due senza tre.

Cari amici, dopo le interrogazioni parlamentari dell'anno scorso, adesso anche il Movimento Cinque Stelle, attraverso il Deputato Gianluca Rizzo, ha presentato ieri un'interrogazione ai Ministri della Difesa e del Lavoro, sui temi a noi da sempre molto cari. Un'interrogazione che chiede la "normalizzazione" della nostra categoria e la libertà di affiliarsi a qualsiasi sindacato. 
A breve torneremo a scriverVi con i dettagli ed il testo intero dell'iniziativa pentastellata.